mercoledì 5 novembre 2008

L’imperatore Claudio marito e amante

Agrippina diventò la moglie di Claudio, ma non fu la prima né tantomeno la donna che l’imperatore amò di più. In gioventù, quando ancora il pretestato aspirante storico che andava alla scuola di Tito Livio neppure sospettava di vestire i panni del princeps, egli era stato fidanzato con Livia Medullina, poi aveva sposato Elia Petina. Eppure, quell’intellettuale dalla mentalità modernista, amante della donna dal carattere dominatore ed emancipato, non poteva contentarsi di tenere al suo fianco l’anonima gentildonna romana matronescamente educata a stare sempre un passo indietro rispetto al consorte.
Amò profondamente Valeria Messalina perché sin dal primo momento sapeva che gli avrebbe avvelenato la mente lasciandolo col sorriso sulle labbra, intrigato dalla sua volontà adulterina e dalla sua raffinata pericolosità, capace di celare intenzioni mortali in cui egli stesso non poteva ritenersi non coinvolto. L’enorme coinvolgimento sessuale eccitato vieppiù dal timore libidinoso, sentimento tutto claudiano, che quella donna avrebbe potuto ucciderlo in qualsiasi momento, guardandolo negli occhi, durante o subito dopo un amplesso, non gli impedì però di generare con lei ben due figli, Britannico, che portava nel nome il ricordo glorioso della conquista dell’isola su cui il solo Cesare tra i romani aveva messo piede prima dei suoi eserciti, e Ottavia che, per una strana ironia della sorte, evocava, ogni volta che la si chiamava, l’immagine di una donna assolutamente antitetica alla madre, e che Claudio stesso non avrebbe esitato a ripudiare. Se Narciso non fosse intervenuto, facendo arrestare e uccidere l’imperatrice, a sventare la trama di un complotto contro Cesare collegato al matrimonio clandestino, ma pubblicamente celebrato in assenza di Claudio, tra Messalina e il console Caio Silio (preludio chic di sapore tipicamente messaliniano ad una manovra fatale), si può star sicuri che Claudio non avrebbe disdegnato di seguire gli sviluppi dell’affaire passionale della moglie, col suo solito autolesionismo depravato, e di pregustare l’incombenza del suo delitto, eccitandosi al solo pensiero di come in quel momento Messalina sarebbe stato presente o avrebbe agito a distanza.
Ma il vero cultore della femminilità sgualdrina non rimpiange la donna che ha perso, consapevole che una dama di morte rientra nella dimensione suprema del suo fascino quando la viscosità delle sue spire si essicca al variare della direzione della sorte, ma pensa a chi dovrà succederle. Agrippina gli piacque per un’ambizione discreta quanto ferocissima, che aveva tenuto copertanegli anni in cui era stata la docile moglie di Lucio Domizio Enobarbo. Ma quando salì a palazzo nel nuovo rango di imperatrice fu subito chiaro che si presentava non come la vedova di Enobarbo, bensì come la madre di Nerone. Il fatto che tutta l’ambizione di Agrippina fosse, in realtà, meramente volta a imporre e favorire l’ascesa al potere del figlio primogenito, dovette deludere amaramente Claudio, che sperava di trovare in lei una novella Messalina, disposta a puntare ella stessa al potere anche a costo di lasciare sul lastrico i figli, triturando amante su amante uno dopo l’altro. E rimpianse i giorni della sua semiramidina epopea. Tuttavia a coronare il sogno dell’imperatore, essere ucciso da una donna di audacia criminale, senza freni, doveva essere proprio questa signora bizantina e calcolatrice, poco appariscente ma tessitrice solerte, refrattaria alle manovre da scandalo ma indefessa nel lavorio del tarlo: giacché non dopo che mise piede nella reggia volle mettere a soqquadro l’ordine della casa e della casata, ma vi era già entrata intenzionata a eliminare due obiettivi precisi, il nuovo marito e il figlio Britannico. E, contro il piacere del consorte, lo condusse al momento che forse aveva atteso da una vita senza sedurlo, anche solo col sentore di movimenti insidiosi, né movimentando grossi sospetti nella preparazione di trappole o agguati artefatti, ma formulando il delitto perfetto come un omicidio di famiglia, con il semplice e accorto coinvolgimento nella causa imperiale di tutti i familiari e i famigli della casa imperiale; e il sogno di Claudio di una morte intrigante si specchiò, o si infranse, nel ghigno anafrodisiaco di uno stimolo voluttuoso che non teme l’allerta dell’uomo appassionato: ucciso per la gola, come non si aspettava, con il suo piatto preferito adulterato, ma senza sconvolgimento adulterino, come aveva sempre voluto.

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