domenica 28 febbraio 2010

Codice Genesi



Il Denzel Wahington che percorre una regione da West post-atomico ricorda vagamente Jena Plissken in 1997: fuga da New York, ma con una velocità nello sbaragliare gli avversari e un’invulnerabilità più simili ad un Keanu Reaves-Neo. Come Neo, in effetti, anche Eli è un eletto, che ha il compito di redimere l’umanità precipitata in una nuova barbarie da un apocalittico conflitto nucleare tornando a far circolare la parola del Libro dei Libri, la Bibbia: uno dei pochi libri (l’unico, a detta dello stesso Eli) salvatisi dall’olocausto culturale seguito alla catastrofica guerra.
Infatti, dopo che quel conflitto, trent’anni prima dell’inizio di questa storia, aveva avuto come conseguenza il collasso del Sole, con l’annientamento della maggior parte della popolazione terrestre, il pianeta si era impoverita. Le sorgenti di acqua valevano come i pozzi di petrolio del vecchio mondo, e c’era rimasto poco da mangiare, a meno che non si fosse provetti cacciatori neandertaliani, tant’è che molti dei sopravvissuti avevano resistito prima alle privazioni della guerra e poi alla sciagura climatica convertendosi all’antropofagia, e continuavano ancora a praticarla. E’ dunque più che naturale pensare che, in un mondo popolato da bande di predoni interessati alle carni dei viandanti e da civili inermi, imbelli, che popolavano città buie e diroccate, dove il baratto era tornato in uso come strumento di transazione, non ci fosse più interesse per la cultura sviluppata nella storia pre-bellica dei loro antenati, sicché ormai delle nuove generazioni, nate dopo la ripresa della vita, nessuno sapeva più leggere. Eppure Eli, che rappresenta il trait d’union tra vecchio e nuovo mondo (è nato prima del conflitto, a cui ha partecipato, ed è sopravvissuto ad esso) sa nel suo cuore, e per divina ispirazione, che all’ovest c’è la terra dove l’Oceano esiste ancora, dove resiste un lembo di umanità che ha il culto della lettura e della dignità della conoscenza umana, ed è lì che il suo prezioso libro troverà custodia e rifugio. Suo malgrado si trasforma in giustiziere lungo la strada, un po’ per salvare la sua stessa pelle, un po’ perché non ci sta a rimanere impassibile di fronte ai soprusi commessi ai danni di poveri derelitti, e di cui è spettatore: ma il suo proponimento di partenza, in realtà, sarebbe quello di restare sul suo cammino, senza soffermarsi sulle situazioni in cui potrebbe imbattersi. Naturalmente vede giusto: quella terra dell’ovest e quel residuo lembo di umanità sono reali. Ma non aveva tenuto conto di due cose. La sua Bibbia non è l’unico libro superstite; ce ne sono altri -tutte edizioni vecchie e malandate, si intende, che però sono oggetti di lusso in un tempo in cui anche i negozi più costosi espongono reperti archeologici, e perfino il lettore mp3 arrugginito del nostro avrebbe mercato- e lui non è l’unico rimasto sulla Terra ad apprezzare il “potere” della lettura. C’ è infatti un altro uomo che viene dal suo tempo, Carnegie (Gary Oldman), che non ha certo dimenticato come l’istruzione sia un potentissimo strumento di comando su masse analfabete. Sono anzi proprio la sua capacità di saper leggere e scrivere, e la sua collezione di libri, ad elevarlo presto sulla media, e a farlo diventare il boss di una cittadina che egli stesso ha ricostruito, con i suoi sgherri. Ma Carnegie mira più in alto, vuole il controllo della restante totalità dei mortali, e per farlo ha assoluto bisogno di servirsi della lettera dell’unico libro che gli manca, e che nessuno dei suoi emissari è ancora riuscito a raccattargli, in tante scorrerie banditesche. E’ qui che si incrociano i destini di Elie e di Carnegie. Questi vuole la Bibbia, che sa essere in possesso di Eli, il nuovo arrivato nella sua città bisognoso di una provvista di acqua. Carnegie, che è affascinato dal messaggio capace di smuovere le menti e i cuori del sacro libro, ma vuole usarlo per scopi malefici, è disposto a tutto per poterne disporre, anche ad uccidere l’Eletto, com’è ovvio. E ci riuscirà. Ma Carnegie non immagina che è Eli stesso il Libro che sta cercando. La Bibbia, infatti, se la porta dentro da sempre, e viaggia con lui. La Parola è scritta nella sua memoria, ed è l’orizzonte della sua immaginazione che non vide mai la luce, eppure è così illuminata: e già, Eli è cieco dalla nascita, ma nessuno se ne è mai avveduto, perché col tempo ha imparato a muoversi e a comportarsi come se fosse un uomo perfettamente normale. All’uomo empio che vuole tradire la parola di vita non resta che una copia di una Bibbia di re Giorgio in caratteri braille, inservibile per i suoi scopi. L’Eletto invece ha appena superato la sua prova più dura: ora è un Cristo novello (senza dire degli evidenti richiami profetici del nome), risorto per vedere alfine la terra promessa. Il suo lungo cammino si ferma alla baia di Alcatraz, o quella che era la baia di Alcatraz: proprio qui, nella vecchia isola-penitenziario, un filantropo (Malcolm McDowell) sta mettendo su, pazientemente, quello che potrebbe sembrare una sorta di scriptorium uscito da una distorsione temporale, meglio ancora un ricovero per opere dell’ingegno umano scampate alla devastazione. Ora la Fede in Dio riabbraccia la speranza nel futuro degli uomini: ora, in quest’incontro che sancisce una seconda genesi del mondo, egli può finalmente rivelarsi. E ultimare la sua missione, restituendo a tutti gli uomini il messaggio di salvezza eterna che spetta loro di diritto.

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