venerdì 18 aprile 2014

Fine di una grande libreria

Mi immalinconisce non poco la notizia della chiusura della Domus NDL, dagli anni ’70 il salotto (librario) buono di corso d’Italia (attualmente corso Fera). Certo, era da tempo ormai che il baricentro del mercato libresco a Cosenza si era spostato su corso Mazzini,  con la Ubik, la Mondadori e la nuova Feltrinelli: ma la Domus era la Domus. Una libreria antipatica, fiera della sua egemonia negli anni sfavillanti della Domus L.U.C.E., eppure sempre restia a promuoversi con quegli eventi che oggi sono di moda e d’obbligo nelle librerie più in. Ma la storia dirà che la Domus L.U.C.E. poi NDL è stata la prima a proporre le grandi stampe per le pareti… i grandi volumi d’arte cartonati… gli albi di Asterix… e, per quanto mi riguarda, la collana dei grandi libri divulgativi per ragazzi della Mondadori e i classici BUR. Un piccolo impero, prosperato tra invidie e mal di pancia, e declinato nell’indifferenza generale. Mi piaceva entrare alla Domus, quasi in punta di piedi, e respirare quel clima di snobismo da primi della classe che rendeva l’ambiente solenne e inaccessibile; uno snobismo, spinto molte volte volte ai limiti della tracotanza e dell’insolenza, e spesso causa di memorabili alterchi con clienti che, puntualmente, si ripromettevano di non mettere più piede lì dentro. Altri tempi, ormai; adesso dobbiamo abituarci alla temperatura asettica e all’approccio finto-amicale (o sinto-amicale) delle librerie che vanno per la maggiore in questo momento.

Maledetta crisi, maledetto ricambio di gestione mancato: eppure veder chiudere una libreria non è come veder chiudere un qualsiasi altro esercizio commerciale. Una libreria è insostituibile: ne sappiamo qualcosa su un altro tratto di corso d’Italia/Fera, dove i locali di una non meno indimenticabile collega della Domus, la libreria Percacciuolo, aspettano ancora un degno erede. Hanno provato di tutto: gli articoli di lusso per le cerimonie, i palloncini, le mascherine, ma niente: tutto si è rivelato inutile a scacciare la maledizione del vuoto incolmabile. E che cosa sarà, ora, della Domus? Diventerà uno spazio colonizzato dai cinesi? L’ennesimo doppione dell’ennesimo bazar inutile? Una bottega di “tipicherie”? Una maxi-sala per scommesse sportive? Un lounge bar di tendenza? L’unica certezza è che, se quei locali verranno destinati a qualcosa di diverso da quello per cui erano serviti fino ad oggi, l’identità di corso d’Italia/Fera cambierà sostanzialmente, e non in meglio.        

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