sabato 14 gennaio 2017

Teoria della storia - Gli abbinamenti della storia

Chiunque nella sua trafila scolastica ha potuto studiare la storia in abbinamento prima con la geografia (alle scuole medie) e poi con la filosofia (alle superiori). Ma qual è l’abbinamento migliore? Non ci sono dubbi: le scuole medie battono le superiori dieci a zero.
Partiamo da questo principio: la storia non indaga la verità, ma indaga i fatti.   I fatti sono, con tutta evidenza, un prodotto della realtà. Quindi, alla storia interessa la realtà (per come accade, senza andare alla sua essenza escatologica e teleologica). E per darle forza e significato occorre che sia studiata in accompagnamento con tutto ciò che la aggancia alla realtà. Può essere la medicina, certo; può essere l’economia; può essere anche la giurisprudenza, per non parlare della politica. Non è un caso che alle scuole medie si studi anche l’educazione civica, che è una materia che offre, in nuce, i primissimi rudimenti sia di giurisprudenza che di politica. E non è un caso che l’educazione civica sia proprio un’appendice della storia. Tuttavia la storia in abbinamento soltanto con l’educazione civica non avrebbe sufficiente respiro. In fondo lo scenario della storia è fatto di tempo + spazio, e lo spazio della storia (così come lo spazio della realtà effettuale) è la geografia. Inoltre, la geografia è anche antropologia, studio degli ordinamenti statuali, etnografia, economia delle nazioni: è, in una parola, l’insieme delle materie prime della storia.

Invece, è doveroso dirlo, la storia abbinata alla filosofia non serve sostanzialmente a niente. Ecco perché urgerebbe, forse, rivedere i programmi delle scuole superiori. Intendiamoci: la filosofia, in sé, ha una sua grande utilità intrinseca, ma non si combina con la storia, se non per una serie di aspetti puramente concettuali.

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