martedì 28 febbraio 2017

Paperino e Gastone



Chi dice che i perdenti attirano la sfortuna e i vincenti attirano la fortuna non sta semplificando in modo cinico e impietoso: sta dicendo la verità. Naturalmente, è bene capire con precisione che cosa si debba intendere per “perdente” e che cosa per “vincente”. Avete presente la giornata tipo di Paperino? È quella di tante persone che si lamentano per quello che non hanno ma soprattutto per quello che hanno (e che pensano non sia mai all’altezza dei loro ideali frustrati) e sono schiave delle loro abitudini limitanti. Eppure Paperino ha tanto: ha una bella macchina, magari non potentissima ma certamente confortevole; ha tre splendidi e simpatici nipoti; ha una casa deliziosa con giardino; ha un lavoro, anzi una serie di lavori, dal lucidatore di monete al giornalista, offertigli da zio Paperone; ha perfino una fidanzata (e diciamo tutto questo, ovviamente, al netto della sua identità di supereroe).  In antitesi a Paperino in genere si tende a porre Gastone, che però, fatti due conti, ha meno del primo: vive sì, in una bella casa con giardino come quella di Paperino, ma è da solo (Qui, Quo e Qua, i nipoti del cugino, sono, a tutti gli effetti, anche nipoti suoi, ma è raro, anzi rarissimo, che frequentino casa sua), non ha un lavoro, non ha una macchina-simbolo (ne ha avute tantissime e costosissime, ma mai nessuna che lo abbia rappresentato davvero) e non ha neanche una fidanzata, quantomeno una fidanzata fissa (a volte riesce anche a “soffiare” Paperina al cugino, ma è per lo spazio di qualche serata). Insomma, scontrino alla mano, si dovrebbe dire che il vero fortunato è Paperino, e non Gastone. Eppure… non è così.

E perché non è così? Perché, come abbiamo detto, Paperino (almeno il Paperino nella versione borghese) non riesce ad apprezzarsi del tutto e ad apprezzare pienamente quello che ha. La vera tragedia è che la persona che non sa stimare quello che ha (e quindi quello che è) tende a perdersi ciò che di interessante e di appassionante capita intorno a lui. Tutto il contrario di Gastone che, invece, provvisto di un sano e positivo interesse per la giornata che gli va incontro e il mondo che lo circonda, non si perde nessuna delle occasioni disseminate sulla sua strada quotidiana: se gli capita di vedere un oggetto o un animale smarrito per la via, non lo lascia dov’è (o magari se ne appropria) ma fa di tutto per riportarlo al legittimo proprietario: e, per un principio dell’economia etica, un’azione buona ha sempre (salvo casi eccezionali) una conseguenza proficua. Certo, qualcuno potrebbe obiettare che a Gastone capita quasi sempre di raccattare gioielli e portafogli imbottiti, ma si può star certi che il suo comportamento sarebbe lo stesso con qualsiasi altro tipo di oggetto. A Paperino, invece, perché si accorga di un oggetto dimenticato, dovrebbe proprio capitare l’oro. Se Gastone ha per le mani un coupon per partecipare a un concorso non lo cestina, ma lo compila e lo invia. Anche in questo caso, potrebbe sollevarsi un’obiezione: non avendo un lavoro, Gastone può permettersi benissimo di passare l’intera giornata a fare cose così, cioè a spulciare tagliandi dalle scatole di cereali o di frullatori (molte delle quali gli arrivano in omaggio, costituendo premi da lui vinti in precedenza) e a prepararli ben bene per la spedizione. Eppure è molto più facile deprimersi per quell’horror vacui dovuto alla mancanza di un lavoro che  fare di un passatempo un’attività organizzata. Il merito è di Gastone, ovviamente, che non spreca il suo tempo libero ma lo investe, a differenza di tanti che vorrebbero averne ma poi, una volta liberi dai loro impegni, lo consumano senza fare quello che desideravano o addirittura precipitano nella noia. In fondo Gastone sa semplicemente questo: che molti dei premi che ha già in casa sono frutto delle tante iniziative che non si è lasciato scappare, e dunque, se vuole che quel flusso di acquisizioni continui, non deve fare altro che continuare a non perdere occasioni. Proprio nelle ore in cui Gastone manda tagliandi e moduli di partecipazione, possiamo facilmente immaginarlo, Paperino si trova nel deposito dello zio a lucidare dobloni: lo fa meccanicamente, senza entusiasmo, e oltretutto per un salario inesistente (questo, però, potrebbe anche essere un aspetto non rilevante), già pregustando il momento in cui sarà nel giardino di casa, sprofondato nella sua amaca. Lo farebbe anche Gastone, al posto suo? Magari sì, o magari no: nessuno ci impedisce di pensare che gli venga in mente, un bel giorno, di portarsi con sé una fotocamera e di fare degli scatti alle antiche monete di proprietà dello zio, per poter poi partecipare su Internet a un concorso di fotografia numismatica (e magari vincerlo, o quantomeno piazzarsi in modo redditizio). A tutto questo Paperino non penserebbe, se non in condizioni assolutamente eccezionali, e questo è uno dei tanti esempi per dire come davvero sia cieco nei confronti della fortuna che potenzialmente ha, ma che non riesce ad interpretare. Perché nessuno è proprietario della fortuna per nascita, la fortuna va catturata: e al di là delle leggende costruite nel tempo sul suo personaggio, Gastone, se è fortunato, certamente lo è anche perché sa portare la fortuna dalla sua parte, grazie a una disposizione positiva nei confronti del mondo. Noi sappiamo che, nel 99% dei casi, l’occasione che può cambiarci la vita (in termini di passioni, di prospettive, di attività ecc.) non si presenta mai nella forma di un’illuminazione apocalittica, ma piuttosto nelle pieghe di una situazione ordinaria. Il carpe diem non è una chiamata divina, ma un atto di disponibilità nei confronti di una opzione che incontra il nostro interesse: è un perché no?, pronunciato con entusiasmo decoubertiniano, pionieristico.  L’occasione è sempre una proposta o un proporsi: può arrivare da una sollecitazione o da uno stimolo esterni, e in questo caso bisogna avere la serenità (ma anche la sicurezza) necessaria per poter captare positivamente  il segnale del momento giusto; oppure può darsi che niente, all’esterno, possa farci presagire e lasciar trapelare che quello è il momento giusto, ma ne siamo convinti noi, e ci lanciamo all’attacco sulla base di questa intrinseca convinzione. 

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