sabato 10 giugno 2017

Differenza (sostanziale) tra pm, gip e gup


I giudici si distinguono in base alla funzione che esercitano: la funzione giudicante (in forza della quale possono emettere sentenze) e la funzione requirente, che include anche quella inquirente (cioè quella per cui possono svolgere indagini, fianco a fianco con le forze dell’ordine, e quindi costruire e sostenere l’accusa nei confronti di un imputato). Il giudice giudicante può essere monocratico (il pretore o il giudice unico di primo grado), quando svolge la sua funzione da solo, o collegiale, quando, al contrario, la svolge insieme ad altri colleghi (a questo proposito si tenga però presente che la parola corte, che farebbe pensare ad un organo giudicante plurale, può in realtà riferirsi anche ad un singolo magistrato): in questo caso abbiamo il magistrato principale, designato come presidente, e i giudici a latere, ausiliari. Il magistrato requirente è invece più noto come procuratore, a capo dell’ufficio del pubblico ministero (pm), che si occupa di imbastire l’accusa nei processi. Ormai nel linguaggio corrente “pubblico ministero” ha finito col diventare a tutti gli effetti sinonimo di “procuratore”, perché generalmente è proprio lui, o chi ne fa le veci su sua delega (il sostituto procuratore), ad esser chiamato a impersonare l’accusa.

Al lavoro del pm si lega intimamente, nella fase della costruzione dell’accusa, quello di due magistrati giudicanti aventi funzione processuale incoativa: il giudice per le indagini preliminari (gip) e il giudice per l’udienza preliminare (gup). Il gip ha il compito di assicurare che all’imputato vengano fornite tutte le garanzie legali nel corso delle indagini che il pm decide di disporre nei suoi confronti. Quando l’accusa ha ormai trovato la sua forma definitiva, spetta al gup decidere, sulla base delle prove presentate dal pm e convalidate dal gip, se rinviare o no l’imputato a giudizio, e quindi dare inizio all’iter processuale vero e proprio. Nel frattempo, naturalmente, gip e pm possono già disporre nei confronti dell'imputato alcune particolari misure cautelari, come gli arresti domiciliari. 

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