lunedì 15 gennaio 2018

Lo storico come coach

Un estratto da un nuovo e-book pubblicato con Delos Digital.

"Vorrei porre prima di tutto la vostra attenzione su un film. Vorrei parlarvi di Un biglietto in due, un classico moderno con Steve Martin e John Candy. Nel pieno di un regolamento di conti verbale nella stanza di un motel, Neal Page, il personaggio di Martin, esasperato dai modi genuini ma un po’ troppo invadenti del personaggio di Candy, Del Griffith, dice tra le altre cose che, quando in futuro gli capiterà  di presentare Del a qualcuno, non potrà fare a meno di esprimersi in questo modo: “Ciao, vorrei presentarti Del, ha in serbo parecchi aneddoti divertenti per te!” La battuta non finisce qui: Neal infatti continua dicendo che offrirebbe a quella persona anche una pistola in omaggio, perché possa spararsi dopo aver sentito quegli aneddoti. Ma non è questo quello che ci interessa. Fermiamoci, invece, alla prima parte. Alla formula di presentazione: “Lui, questa persona, ha in serbo degli aneddoti per te.” Immaginiamo di continuare il discorso, come se fosse un dialogo. “Ah, sì?”, potrebbe rispondere la persona a cui l’aneddotista è stato presentato. “Che tipo di aneddoti?”, potrebbe chiedere per avere informazioni più specifiche. “Ah, be', sai, non quel tipo di aneddoti pseudofilosofici o di varia moralità. Si tratta di aneddoti storici, anche se pur sempre a carattere morale.” “Ah, davvero, ma lui  insegna, anche,  per caso?”, potrebbe incalzare l’altra persona. “Be’, non proprio. Diciamo che è un formatore, che ha fatto del suo background di studi storici il bagaglio per intraprendere questa disciplina.” “Ma davvero? Un formatore? Quello che si chiama anche coach?” “Sì, lui applica la storia ai principi della crescita e della motivazione personale.”
Proprio così. Lo storico che voglia darsi alla formazione personale diventa prima di tutto un aneddotista. In realtà dovrebbe lasciar perdere la narrazione storica comparata e diacronica, e lavorare soprattutto sul versante della biografia. Dovrebbe essere, in una parola, più Plutarco che Livio.

In realtà nella concezione più comune il motivatore o formatore viene accostato più che altro alla figura del filosofo, per i suoi insegnamenti che hanno spesso un contenuto spirituale o volto, comunque, alla crescita interiore. Di fronte a questa immagine, così radicata nella percezione della maggioranza del pubblico, lo storico che intenda fare il formatore in realtà non può fare niente, non può combattere efficacemente contro questo stato di cose: deve semmai aderire, o abituarsi, all’idea che, diversamente da quello che accade nella didattica, nella formazione la storia può egregiamente accoppiarsi con la filosofia."


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