giovedì 18 giugno 2020

Il dingo e la banana

Un giorno un dingo velocissimo in fuga da un gruppo di bracconieri con cui non voleva più cacciare si fermò per un momento davanti a un casco di banane caduto per strada e, come se quei frutti potessero parlargli,  disse così a quello che gli sembrava il più bello e splendente nel suo giallo rivestimento: "Hai una forma simile a quella dei boomerang che gli indigeni della mia terra usano per catturare le prede. Tuttavia, se uno di loro, ammesso che mi raggiunga, ti adoperasse al posto del suo bastone normale, difficilmente ostacoleresti la mia corsa". Non contento di ciò, con i denti recise quella banana dal casco e ne aprì la guaina. Poi, dopo averne maciullato con le zampe la polpa, diede un calcio alla buccia per togliersela di torno. 





Il dingo aveva potuto permettersi quella sosta perché godeva di un vantaggio notevole sui suoi inseguitori ed era già da molto fuori dalla gittata dei loro fucili e dei loro boomerang.  Inoltre calcolava che, ripresa la sua andatura, una volta arrivato in fondo alla discesa che gli si apriva davanti si sarebbe messo definitivamente in salvo. Ma, di lì pochi passi, nella foga di prodursi nello scatto bruciante non si avvide che su quella stessa strada giaceva la buccia di una di quelle banane, dimenticata da chissà chi. Malamente vi inciampò sopra e si fratturò una zampa. E così anch’egli giacque in mezzo al cammino, finché gli inseguitori non lo riacciuffarono. 
Così si comportano coloro che un senso di superiorità rende superficiali. Essi disprezzano ciò che sembra loro innocuo, dimenticando però che in natura non c'è nulla di neutro e che per trasformare l'inoffensivo in pericoloso basta un cambiamento d'uso o di collocazione oppure un avventato smembramento delle parti. 

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